Il “Mago” Giordi al San Carluccio
di Monica Lucignano - La Gazzetta dello Spettacolo
 
Roberto Michelangelo Giordi ha presentato il 27 gennaio il suo nuovo album intitolato “Il soffio”al Nuovo Teatro San Carluccio; dopo la tappa romana, Giordi ha presentato -in quello che è stato più un concerto che uno showcase- i brani più significativi della sua carriera. 

Sa graffiare il jazz di Giordi, e la sua scrittura parla dei nostri giorni (Con il mio nome, brano tratto dall’omonimo album) e, al contempo, ai nostri giorni, con le sue emozioni universali, senza tempo.

Cambio di look per il “Mago”, soprannome ispirato ad una delle più belle canzoni del primo album; per chi si è incantato con quel primo lavoro discografico dove il jazz, la bossanova, lo “swing aggraziato” (come ebbe a definirlo Vera Risi) sostengono e accompagnano la sua voce e i meravigliosi tesi di Alessandro Hellmann, non sarà una sorpresa scoprire che tutto ciò confluisce ne “Gli amanti di Magritte” (2012), il secondo album, e si arricchisce di musica etnica. Il percorso prosegue e arriviamo, così, al terzo lavoro discografico di Roberto Michelangelo Giordi, pubblicato con Good Time Records, dove le ballate romantiche, belle ed eleganti, vengono eseguite con grande tensione emotiva ma con assoluta compostezza dal front-man e dal suo gruppo (Giacomo Pedicini al basso, Massimo Del Pezzo alla batteria, Francesco Marziano alle tastiere, Mauro Grieco alla chitarra) in una sala gremita e conquistata dalle atmosfere ricercate delle sue canzoni.

Un pò Nino Buonocore, un pò Sergio Endrigo, Roberto Giordi si inscrive meritatamente nel filone della grande tradizione cantautorale italiana; nel suo “Il soffio” c’è una ripartenza, una spinta verso altro, un desiderio di aprirsi verso ciò che ancora non si conosce, come dimostra il videoclip (opera interamente firmata da lui stesso) di presentazione dell’album, girato in un altrove che, in quanto deserto, può essere tutto, tutto può contenere, tutto può essere accennato e poi portato in auge. Ed è proprio questa apertura a renderlo intelligibile ad un più ampio numero di persone, sdoganandolo dall’ etichetta di musicista “di nicchia”, atto cioè ad essere compreso solo da pochi eletti, esperti conoscitori della musica alta e éngagé.

Roberto Giordi ha scoperto un nuovo modo di arrivare al cuore della gente, e il caloroso abbraccio dei fans a fine concerto lo dimostra.

 

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