Giordi, «Il soffio» raffinato di un cantautore jazz.
di Federico Vacalebre - Il Mattino


Terzo album per Roberto Michelangelo Giordi, quarantaduenne cantautorenapoletano, che ha affidato a un produttore
del calibro di GigiDe Rienzo, cardine insostituibile della stagione del neapolitan power, i suoni di «Il soffio» (GoodTimerecords), che sarà
presentato dal vivo stasera al Nuovo Sancarluccio.

Tentazioni jazzistiche, soul ed etniche caratterizzano il cd che prosegue la strada intrapresa con «Gliamanti di Magritte»: Giordi frequenta
una canzone d'autore che preferisce evocare atmosfere piuttosto che raccontare storie, essere elegante anche a rischio di tralasciare la fisicità
del suono, e divide lo sforzo di scrittura con il compositore Alessandro Hellmann, un po' alla maniera di Cammariere e Kunstler,
a cuipotrebbe essere in qualche modo avvicinato.

Ben accompagnato da un manipolo di ottimi turnisti, tra «Lagrandefuga» e «Ilvecchio e il mare», «L'amore nell'era glaciale» e «D'amore Mariù»
fa emergere una padronanza vocale che dice di anni da vocalist al Cet di Mogol, ma anche la curiosità di esperimenti come il coinvolgimento del
rapper Thieuf.

Elegante come un Buonocore o un Barbieri, canta la memoria,le frontiere dell'anima, ma pecca per originalità e per la scelta di non affondare
il coltello nella ferita delle emozioni. Divertente la storia dietro il videoclip della titletrack, che in qualche modo riparte dall'«Eppure il vento
soffia ancora» di Bertoli, «girato interamente con un iPhone nello scenario senza tempo del deserto nel Sud della Tunisia», racconta Giordi,
che ha curato personalmente la regia, la fotografia, il montaggio e la postproduzione: «Il regista che doveva girarlo mi mollò da un giorno all'altro,
e non mi rimase che fare tutto da solo, in un mese di riprese e di improvvisazione adoltranza. Non era il mio mestiere quello».

 

ARTICOLO ORIGINALE DA "IL MATTINO" (Martedì 27 Gennaio 2015)